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MANIFESTAZIONE NO VAT

Autodeterminazione - Laicità - Antifascismo

Sabato 9 febbraio a Roma


Nel corso del 2007 i movimenti di liberazione delle donne, delle lesbiche, di gay e trans hanno costruito
grandi mobilitazioni di piazza – Pride e manifestazione Contro la violenza maschile sulle donne – in cui sono
emerse con forza la volontà di autodeterminarsi, la denuncia delle mistificazioni familiste e dell’invadenza
vaticana nella sfera pubblica.
Alla violenza di genere come strumento di controllo sociale su donne, lesbiche, gay e trans dentro e fuori la
sfera domestica, corrisponde l’abbattimento dello stato sociale e l’uso della famiglia come ammortizzatore.
L’alleanza fra politica istituzionale e Vaticano, consente, infatti, la progressiva sostituzione del welfare con
ideologici modelli familisti e con politiche securitarie che negano i diritti di cittadinanza e legittimano
campagne persecutorie e razziste.
Le gerarchie vaticane e le istituzioni neoliberiste trovano un fertile territorio di alleanza nel processo di
revisionismo storico e nello sdoganamenti di fascismi vecchi e nuovi. Una costruzione normativa spacciata
per naturale, che riattiva sui soggetti non conformi vecchie forme di violenza ed oppressione.
Autodeterminazione, laicità, antifascismo sono le nostre pratiche di r/esistenza e di liberazione.
DENUNCIAMO
- il pericoloso rafforzamento dell’alleanza fra chiesa cattolica e politica istituzionale, mirata a rafforzare le
politiche familiste, securitarie e proibizioniste, ad abbattere lo stato sociale, a negare l’autodeterminazione
dei soggetti e a mercificare i diritti di cittadinanza;
- il processo di revisionismo storico che mira al disconoscimento della resistenza e dell’antifascismo, avallato
anche dal Vaticano, attraverso la trasformazione degli aguzzini fascisti e franchisti in martiri, e la rilettura
ideologica della storia recente e passata evidente nell’ultima enciclica;
- gli attacchi all’autodeterminazione e ai percorsi di liberazione attraverso un progetto politico di istigazione
all’odio che alimenta fobie, discriminazioni e squadrismi;
- la criminalizzazione dei discorsi e dei movimenti che si oppongono allo strapotere vaticano e il crescente
restringimento degli spazi di laicità;
- la politica di governo e opposizione nel difendere a oltranza i privilegi economici del Vaticano;
- il progressivo ampliamento a livello planetario del progetto di egemonia vaticana mediante l’alleanza col
sistema neoliberista e con il dominio patriarcale

MANIFESTIAMO


- contro ogni integralismo e ogni fondamentalismo;
- contro gli scambi politici sui corpi e sui diritti;
- per l’eliminazione delle leggi ideologiche dettate dal Vaticano;
- per la libertà di scelta responsabile in ogni aspetto e fase della vita;
- per i diritti e la piena cittadinanza di lesbiche, trans e gay;
- per l’autodeterminazione delle donne;
- per la cancellazione della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita;
- per l’istruzione pubblica e laica, per l’abolizione dell’ora di religione e la cancellazione del sostegno
pubblico alla scuola confessionale;
- per il mantenimento e la laicità del sistema sanitario pubblico;
- per la difesa di uno stato sociale che risponda alle necessità reali dei soggetti;
- per l’abolizione del Concordato e dei privilegi derivati (esenzione ICI, otto per mille).

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In questi giorni assistiamo forse alle fasi finali della presidenza Bassolino. Me lo ricordo ancora “Antonio” che sul palco del gaypride di Napoli del 1996 gridava, con il suo personale modo di parlare, “Napoli diventerà la capitale dei diritti civili!!”. Allo stato attuale Napoli è solo la capitale della Monnezza e la situazione dei gay è peggiorata.  Eppure alla festa a piazza Matteotti per la sua prima elezione a sindaco di Napoli di gay ce n’erano tanti. Al suo posto ci siamo ritrovati Rosa Russo Jervolino, certo dal primo momento abbiamo capito che sicuramente non avrebbe partecipato ad un gaypride, ma non ci aspettavamo che affossasse tutte le proposte sul registro delle unioni civili al comune o delibere per iniziative culturali! Più ambigui i consiglieri e gli assessori: chi ha appoggiato le lotte dei gay come Impegno, Carotenuto, Anniciello e la Madaro (a cui va la nostra gratitudine anche se i risultati sono stati deludenti) chi si è dichiarato disponibile solo a parole come la Valente o chi ha deciso di appoggiare solo una parte come Riccio, per il resto la completa indifferenza se non addirittura l’odio. Eppure di gay ce ne sono a Napoli, molti sono emigrati in paesi più civili come la Spagna di Zapatero, ma la maggior parte ha deciso di stare in questa città. Oggi che la monnezza sta ricoprendo la città e il suo nauseabondo odore arriva anche nelle stanze del palazzo San Giacomo, noi gay speriamo che questi politici si dimettano magari consapevoli del loro fallimento e si facciano un bel viaggio in Spagna ad imparare un po’ come si amministrano le città ed il paese.

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Il Bollettino d’informazione statistica del Ministero della giustizia francese di ottobre, ha diffuso i dati riguardanti i PaCS stipulati dal 1999 al 2006. Lo studio ha messo in evidenza alcuni punti importanti:

1)      Il numero dei Pacs (etero+omo) è ogni anno in aumento (da 6151 nel 1999 a 77362 nel 2006);

2)     I Pacs parlano eterosessuale: nel 2006 i Pacs stipulati tra coppie eterosessuali è l’83%;

3)     La percentuale dello spacsamento e dei divorzi è uguale, nei Pacs dopo il terzo anno di convivenza (2-4%) con un picco prima nei primi tre anni  e nei matrimonia dopo i tre anni;

4)     I Pacs è cosa da persone mature: i gay e le lesbiche si pacsano tra 35 e 37 anni mentre gli eterosessuali tra 29 e 33 anni.

5)     I Pacs eterosessuali nel 2006 erano il 25% delle unioni tra uomini e donne. 

Se l’aumento dei Pacs continua con lo stesso trend, la crescita è esponenziale (vedi grafico) come del resto lo sono molti fenomeni naturali (la matematica non aiuta certo il Vaticano…) e facendo un semplice calcolo si può stimare quando avverrà il sorpasso sui matrimoni. Infatti nel 2006 i matrimoni sono i ¾ del totale (circa 240000) e i Pacs eterosessuali sono 1/4 (circa 80000) attraverso la crescita esponenziale ci sarà il sorpasso poco prima del 2011 (probabilmente il sorpasso avverrà prima perchè il numero dei matrimoni calerà sempre di più).

Perché i Pacs stanno avendo un così grande successo? Facile sono più snelli, più leggeri, più facili da sciogliere…come lo sono le coppie reali!!E in Italia? Essendo i Pacs l’incubo delle gerarchie cattoliche e la nostra democrazia simile a quella iraniana, siamo costretti solo a provare invidia per paesi più civili del nostro…

 

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Comincia adesso…

ed è nelle nostre mani 

Il centro antico della città di Napoli avvia con un percorso unitario la costruzione di un grande soggetto politico:QUESTIONE DEL LAVORO, PACE, DIRITTI CIVILI, AMBIENTE, LEGALITA’.

SABATO 29 DICEMBRE 2007, ore 16.30al Circolo PRC Massimo Troisi” - Via DUOMO 228  

partecipano all’incontro: 

Alberto Patruno   -  Presidente II Municipalità

Mario Conforto  -  Comitato promotore SD II Municipalità

Marinella Di Martino  -  Segretaria PRC Circolo Mercato Pendino

Aboubakar Soumahoro  - Comitato Immigrati Napoli

Tommaso Fonzo  -  Assessore alla Dignità II Municipalità

Maria Luisa Rega  - Vicepresidente II Municipalità

 

Antonio Frattasi  -  Segretario Circolo “Lenin” PDCI

Valentina Riegel  - Capogruppo Sinistra Democratica II Municipalità  

Salvatore Simioli  - Presidente Arcigay Napoli

Francesco Chirico  - Capogruppo Verdi II Municipalità

Clemente Granieri  -  Segretario PRC Circolo Montecalvario

Elena Coccia  -  Giuristi Democratici Napoli

Francesca Turato  - Coordinatrice Verdi II Municipalità

Nino Ferraiuolo  -  Associazione Nazionale ARS

Pino De Stasio  - Capogruppo PRC II Municipalità 

«Ma a Cuba i Pacs sono già in parlamento»
Parla Mariela Castro, figlia di Raul: «Rutelli ci accusa di perseguitare i
gay, ma discutiamo leggi impossibili da voi»

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Emanuele Giordana* il manifesto 18.12.07

«Francesco Rutelli ha condannato a morte i gay cubani. Cuba no». La risolve
con una battuta in un largo sorriso Mariela Castro, figlia di Raul, capo
provvisorio dello stato di Cuba. Ma l’arrabbiatura è forte davvero. Qualche
giorno fa il vicepresidente del consiglio si è lasciato andare a
un’esternazione in cui ha abbinato Cuba e Iran in merito alle condanne a
morte contro i gay. «Ho letto di questo afflato missionario per liberare dal
rischio della pena capitale i gay iraniani e cubani. Mi sono sorpresa perché
un uomo che ha una tale responsabilità pubblica dovrebbe informarsi prima di
parlare pubblicamente. Informarsi bene.

Forse non sa, non solo che a Cuba l’omosessualità non viene punita dalla
legge, ma che in parlamento giace una proposta di “unione legale” che darà
agli omosessuali gli stessi identici diritti che hanno gli eterosessuali
quando vi è un’unione consensuale fuori dal matrimonio. A sentire le vostre
associazioni gay, mi pare di capire che in Italia c’è molto dibattito e
proteste proprio su questo argomento. Insomma mi pare che da voi ci sia
molta insoddisfazione tra gay, lesbiche e transessuali. Forse il signor
Rutelli dovrebbe occuparsi degli italiani. Dei cubani già ci stiamo
occupando noi».
Mariela Castro è la direttrice del Cenesex, il Centro cubano di educazione
sessuale che, da diversi anni (era diretto da sua madre) si batte per far
avanzare la battaglia sui diritti. L’occasione per parlarne è un incontro,
ospitato dalla provincia di Firenze e organizzato dal Programma per lo
sviluppo dell’Onu (Undp) che ha per oggetto il «rispetto delle differenze».

Una battaglia che non incontra difficoltà?
Certo che ne incontra, come ovunque e soprattutto in società contrassegnate
da «machismo» e da scarso rispetto delle diversità. Così a Cuba e così mi
pare in Italia. Ma i successi ci sono. Ereditammo il codice spagnolo che
puniva gli omosessuali che «davano scandalo» pubblico, ma che comunque non
prevedeva per loro la pena capitale: con la Rivoluzione, il movimento
femminile negli anni Ottanta cominciò una vera e propria lotta che ha
cambiato la cultura cubana. Già dal ‘79, ad esempio, i transessuali sono in
carico al sistema sanitario nazionale. C’è ancora molto da fare certo ma
stiamo lavorando: adesso è in corso una campagna di educazione sessuale
attraverso la stampa e facciamo pressione sui parlamentari con la nostra
rivista e le nostre raccomandazioni (a marzo la Giunti pubblicherà una guida
per adolescenti del Cenesex dove si parla apertamente di omosessualità ndr).

Ad esempio?
Miriamo a una cultura sempre più aperta verso omosessuali, bisessuali,
transessuali. E’ già stato approvato che le operazioni chirurgiche richieste
dai trans siano a carico dello stato.

Le reazioni?
Positive secondo i sondaggi anche tra leader religiosi, intellettuali, la
gente in generale. Prima della rivoluzione, Cuba era una società razzista e
maschilista ma le leggi sono andate verso l’affermazione delle pari
opportunità.

La nuova legge sui diritti delle coppie omosessuali?
Alcuni pensano che potrebbe passare per decreto ed essere poi approvata dal
Consiglio di stato. Altri che se ne debba occupare il parlamento. Preferirei
questa seconda opzione. Cambiamenti come questo devono essere oggetto di
condivisione.

Torno alla pena capitale. A Cuba è in vigore
L’ultimo caso è di diverso tempo fa e riguardava un attentato alla sicurezza
dello stato. Ma se mi chiede la mia opinione personale, ritengo che dovrebbe
sparire dalla legislazione dell’intero pianeta. Ma tante altre cose devono
cambiare. Deve essere condannato anche il terrorismo di stato e i paesi che
ne invadono altri.

Ma anche sui transessuali qualcosa sta cambiando:

Cuba. Pacs, omosessuali, transessuali

Entro dicembre il parlamento cubano dovrebbe approvare un progetto di
legge «d’avanguardia» che consentirà ai transessuali di cambiare sesso. E
come tutta la sanità, anche l’operazione chirurgica e l’assistenza
psicologica saranno gratuite. Poi pare che si comincerà a discutere
sull’opportunità di legalizzare i matrimoni gay, ma soprattutto le unioni
consensuali, che secondo le la mentalità e i costumi dell’isola, anche fra
le coppie eterosessuali, sono molto più frequenti.
Il cambio d’identità sui documenti è da tempo possibile: se Mario (Mario
come il personaggio della telenovela gay che ha appassionato e diviso
l’isola) decide di chiamarsi Lola, basta che si rechi in circoscrizione
con 4 foto recenti. Per il cambio di sesso vi è già la lista d’attesa come
ci dice Wendy, la bionda receptionist in minigonna che ci accoglie al
Cenesex (Centro nazionale di educazione sessuale) e che sarà tra i primi a
sottoporvisi.
«Voglio portare la rivoluzione che mio zio Fidel e mio padre Raul fecero
47 anni fa sul terreno della sessualità», dichiara Mariela Castro Espìn,
43 anni, 3 figli, sessuologa, direttrice del Cenesex e principale
promotrice del progetto di legge.
Incontriamo la figlia di Raul Castro e Vilma Espìn (la potente presidente
della FMC, Federazione delle donne cubane), alla fine della giornata di
lavoro nel giardino del suo ufficio all’Avana.

Le dispiace se prima parliamo un po’ di suo padre?
Un padre meraviglioso, attivo, spiritoso, rispettoso, presente. Da
piccola, pur essendo già ministro della difesa, mi accompagnava a scuola
ogni mattina e assisteva alle riunioni con i maestri. Non parlo di lui sul
piano politico, del quale peraltro io sono molto orgogliosa e convinta che
saprà portare avanti gli obiettivi della rivoluzione, ma insisto che sul
piano umano la sua allegria e la sua simpatia, i suoi scherzi e il suo
affetto ci hanno sempre accompagnato. Nella vita pubblica appare assai
riservato e schivo, ma in quella privata è un uomo molto diverso.

Tornando al suo lavoro, lei sta provando a rettificare uno dei più gravi
errori commessi, almeno agli inizi, dalla rivoluzione guidata anche da suo
padre contro gli omosessuali?
Sì, quello fu uno degli errori della rivoluzione, fine anni ‘60 e inizi
dei ‘70. Anche se non fu tanto il frutto di una politica esplicita bensì
di attitudini socio-culturali storiche derivate dalla nostra eredità
culturale spagnola.

Parliamo di machismo?
Viene usato il termine machismo, ma si tratta di un fenomeno molto più
complesso che fa sì che, anche a Cuba, la donna non venga considerata
importante quanto l’uomo e gli omosessuali delle persone decenti. Più
tardi gli errori furono superati, ma ciò non significa che i costumi, il
modo di pensare omofobico e anche le discriminazioni rispetto alle donne
siano stati cancellati dalle politiche che favoriscono l’equità di genere,
l’uguaglianza dei diritti della donna, il rispetto dei diversi
orientamenti sessuali. Anche se il superamento di questi problemi a
livello politico e legislativo è un fatto, non vuol dire che i problemi
siano risolti alla radice: c’è ancora molto lavoro da fare.

Se il parlamento approverà la sua legge, Cuba sarà all’avanguardia su
queste tematiche non solo in America latina ma anche nel resto del mondo e
in Europa. Più avanti della stessa Spagna di Zapatero…
Non mi interessano i paragoni. Io plaudo a tutto quello che viene fatto
nel mondo per il bene di queste persone. Posso dire che noi abbiamo scelto
di iniziare dai transessuali perché sono i più vulnerabili, hanno più
necessità dal punto di vista della salute fisica e psicologica.

Lei ha detto che per portare avanti questa battaglia è stata decisiva la
protesta di un paio d’anni fa proprio qui davanti al Cenesex di un gruppo
di transessuali, dopo una reazione spropositata della polizia contro di
loro, in due zone dell’Avana dove si riunivano e si prostituivano, di
fronte alle lamentele della popolazione, dei turisti e della Gioventù
comunista…
Sì, invece di cercare risposte più logiche, i compagni poliziotti
arrestarono, in modo del tutto arbitrario, chiunque sembrasse un trans,
gay o lesbica. L’indomani, una volta liberi, le vittime della retata
vennero da noi ad esigere il rispetto dei loro diritti.

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Se l’omosessualità è un orientamento sessuale, viverla è sicuramente una scelta (di libertà). Nascere o diventare gay non è essenziale, anzi porsi la domanda perché si è omosessuali è inutile e dannosa. La cosa più importante è vivere la propria condizione naturalmente e in modo sano. La condizione omosessuale è intrinsecamente una scelta di libertà basta lasciarla vivere. L’essere omosessuale permette all’uomo e alla donna di rifiutare per forza di cose un modello precostituito che s’incarna nella famiglia eterosessuale formata da un padre, una madre, dei figli e dove regna la sopraffazione ed il maschilismo. Oggi assistiamo al fallimento di questo istituto che non si esprime tanto dal numero di divorzi o separazioni ma piuttosto dal numero di violenze sulle donne e sui bambini tra le mura domestiche, o alla diffusa usanza di avere relazioni extraconiugali, per la maggior parte maschili, più o meno palesate. La condizione omosessuale se vissuta da subito permette di rifiutare questo modello. L’alternativa non è un altro modello già preconfezionato anzi  è tutta da costruire. Per alcuni la battaglia delle unioni civili è vista come un cercare di adottare il modello eterosessuale di famiglia e per questo da rifiutare, tuttavia nessuno può conoscere quale sarebbe il suo reale sviluppo sulle coppie omosessuali ma più di tutto sulle coppie eterosessuali. Il riconoscimento dei diritti della comunità glbt è una battaglia di civiltà che non necessariamente può portare ad un progresso se non è accompagnata da una reale crescita sociale e culturale degli omosessuali. L’istituto familiare stile “Mulino Bianco” che non è mai esistito, tuttavia ce l’hanno propinato come reale o meglio come modello a cui aspirare (ma impossibile da raggiungere), nella realtà applicato ad una giovane coppia di città, entrambi con un lavoro precario, si risolve in una famiglia ricattata ed esasperata dalle condizioni economiche difficili (affitto della casa o mutuo, aumento del costo della vita, figli a carico) e con un amore partito con la A maiuscola ed evoluto in una mal celata sopportazione la cui unica soluzione è la separazione o le continue scappatelle o nella peggiore delle ipotesi la violenza a carico della donna o dei figli. Tutto questo può succedere alle coppie omosessuali? La risposta può anche non essere si, se la comunità riesce a porsi criticamente e non in modo passivo a scelte di lotta politica finora non metabolizzate da nessuno. Se l’istituto dei PACS in Francia o del matrimonio omosessuale in Spagna ha visto una bassa partecipazione dei gay e delle lesbiche il motivo è che la battaglia progressista di alcuni non è coincisa con una altrettanta battaglia culturale nella comunità. Sappiamo benissimo che una famiglia formata da due uomini o due donne può essere inserita nel tessuto economico liberista senza difficoltà con o senza DICO, l’unica differenza è che regolamentare una tale famiglia significa proporre modelli familiari alternativi al modello cattolico ed islamico, all’interno dei quali si esercita il potere dell’uomo sulla donna, e quindi iniziare a scardinare tale meccanismo ingiusto. Le unioni civili possono permettere alle donne eterosessuali di avere un rapporto familiare che può essere scisso con più facilità e permettere agli omosessuali di avvalersi di diritti civili che renderebbero la loro vita più facile. Non è un caso che il maggior nemico è il Vaticano, proprio perché riconoscere la famiglia omosessuale significa riconoscere una facoltà di vivere liberamente senza regole precostituite e riconoscere le unioni civili tra eterosessuali significa affievolire il maschilismo su cui anche il sistema religioso si basa (cattolico o islamico che sia). L’essere omosessuali è una grande opportunità di vivere una vita libera e lontano da ruoli e catene precostituite, ora tocca a noi saper creare un modello alternativo capace di realizzare rapporti umani non basati sulla sopraffazione ed il potere.

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La puntata di Ciao Darwin gay contro etrero ha visto la partecipazione del nostro caro amico Mariano, che, per chi lo conosce, non poteva passare inosservato. Alcune sue frasi rimarranno celebri come: “eh, signor Bonolis… tanti anni di allenamento!!”

Per chi volesse rivedere la puntata su YouTube:

prima parte: http://it.youtube.com/watch?v=eUcSM3aTC9I

seconda parte: http://it.youtube.com/watch?v=mSxz0Yc9QMI



e la sigla iniziale:

http://it.youtube.com/watch?v=toj61wjbL9E

Ecco una piccola rassegna di poster in vari paesi africani:

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Congo

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Chad

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Ghana

In tutte queste campagne pubblicitarie si mette in risalto la morte come elemento centrale e il Virus viene dipinto come un animale mostruoso (il ratto gigante o il coccodrillo), poi c’è sempre l’invito all’astinenza, alla fedeltà e alla speranza. Comunque la cosa positiva è l’invito ad usare sempre il preservativo.

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Gay si diventa o si nasce? Cosa importa lo si è. Dopo la campagna contro l’omofobia della regione Toscana che ha scatenato le ire di tanti è servita a svelare le varie omofobie introiettate di tante persone di sinistra. L’omosessualità è una scelta o un orientamento? Dal mio punto di vista è un orientamento, conosco pochissime persone che sperimentando le due opzioni hanno deciso di scegliere di essere gay (a dire il vero il punto di partenza è stata la bisessualità). Ma la cosa più importante è se gli eterosessuali si sono posti la domanda se la loro sessualità è stata una scelta oppure no! Nascere eterosessuale non da fastidio a nessuno, nascere gay da fastidio a tutti, perchè? Perchè si pensa che la prima opzione sia quella naturale e la seconda no. Non c’è più niente di naturale dei miei ormoni che vanno in subbuglio per un uomo con le caratteristiche giuste! In fondo sono reazioni chimiche che seguono le stesse leggi naturali di un eterosessuale. L’eterosessualità è una libera scelta? Eppure per essere libera dovrebbe essere non condizionata…ma mi sembra che sia la cosa più condizionata del mondo: ci fanno il lavaggio del cervello da piccoli sul matrimonio, sui figli, sulla famiglia modello Mulino Bianco…alla fine si sceglie di essere eterosessuali per inerzia tutto qui! Eppure gli orientamenti possibili sono molti. Facciamo un piccolo gioco, partiamo dai tre generi predominanti :

genere maschile, genere femminile e genere ermafrodito (bigenere).

Poi consideriamo i due end-member degli orientamenti e la via di mezzo:

orientamento omosessuale, eterosessuale e bisessuale.

Poi facciamo tutte le possibili combinazioni:

1- maschio con identità sessuale di maschio con orientamento eterosessuale (detto maschio eterosessuale)

2- maschio con identità sessuale di maschio con orientamento omosessuale (detto gay)

3- femmina con identità sessuale di femmina con orientamento eterosessuale (detta femmina eterosessuale)

4- femmina con identità sessuale di femmina con orientamento omosessuale (detta lesbica)

5- maschio con identità sessuale di femmina con orientamento eterosessuale (detta transessuale M to F)

6- maschio con identità sessuale di femmina con orientamento omosessuale (detta translesbica)

7- femmina con identità sessuale di maschio con orientamento eterosessuale (detto transessuale F to M)

8- femmina con identità sessuale di maschio con orientamento omosessuale (detto transgay)

Logicamente bisogna poi incrociare i percorsi per i bisex o per i bigeneri creando così classi come, ad esempio,  il transbisex F to M oppure il bigenere eterogay. Insomma un bel casino, tutto questo per mettere un po’ d’ordine in un mondo caotico che rende insonni le notti di qualcuno vestito di bianco…

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Questo è il più carino poster della Tanzania che abbia trovato. Non so minimamente cosa sia scritto, ma è facile immaginare dalle figure come il messaggio sia estremamente chiaro: se ti prendi l’AIDS scordati di avere un fisico palestrato e attraente…quindi scopi di meno!!

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Questo manifesto invece mette in guardia dall’uso di strumenti non sterili o comunque utilizzati da altri come gli arnesi chirurgici o le lamette da barba.

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Infine questo poster che associa la prostituzione, i soldi ed il potere con l’AIDS, però non si capisce se l’uomo con la valigetta cammina miracolosamente sul fuoco, oppure è la punizione divina per i suoi peccati.

intanto (da www.peacereporter.net):

A Dar el Salaam, in Tanzania, davanti a migliaia di persone, sia il presidente che i leader dell’opposizione si sono sottoposti alle analisi per vedere se sono sieropositivi. E’ stato il lancio di una campagna anti-aids, e il governo spera di testare almeno quattro milioni di persone entro la fine dell’anno. I risultati, ha detto il ministro della Salute, saranno distribuiti in forma privata e il governo tenterà di garantire farmaci retrovirali a tutti coloro che risulteranno affetti da Hiv. Secondo le stime Onu in Tanzania vivono 1,5 milioni di sieropositivi e finora solo il 15% della popolazione ha accettato di sottoporsi alle analisi.

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Bologna, 30 ott. - La commissione regionale Affari generali-Bilancio ha dato parere negativo al progetto di legge sulle coppie di fatto. Grazie, dice il primo firmatario, il capogruppo dello Sdi all’Assemblea legislativa Paolo Zanca, “all’astensione decisiva e determinante del Pd”.

Non sono bastati dunque i voti dei socialisti, dell’Italia dei Valori, di Prc, Pdci e Sd, a promuovere il provvedimento, che ha come obiettivo di armonizzare il termine “famiglia” nella legislazione regionale. Famiglia cioe’ intesa come nucleo famigliare. Il Pdl nel suo iter di commissione ha subito vari rinvii. Rinvii che oggi sono sfociati in un parere negativo, ma l’ultima parola spetta all’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, che si esprimera’ probabilmente nella prossima seduta.

Soddisfatto del voto in commissione il consigliere regionale di Forza Italia Gianni Varani. “La proposta- si legge in una nota- creerebbe un precedente giuridico assurdo: una semplice registrazione anagrafica, uno strumento cioe’ di bassissima soglia giuridica, che consentirebbe di accedere a diritti e servizi che le famiglie devono invece ’sudarsi’ con fior di responsabilita’”.

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Questo manifesto ricorda un po’ le prime campagne europee contro l’AIDS che mettevano in risalto l’aspetto più brutto della malattia ovvero la morte. La cosa molto carina di questo poster è la presenza di punti interrogativi su vari personaggi a testimoniare che a rischio siamo tutti. Molto significativo e inquietante è il punto interrogativo anche sul prete…cosa vorranno insinuare?

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Ancora più tragico è questo poster con la drastica decisione di una coppia di non avere più figli per paura che muoiano di AIDS. Forse dovrebbero cambiare autore…

intanto (da aliceforchildren.myblog.it)

L’Aids ha ucciso 2.1 milioni di persone solo nel 2006. Questa malattia colpisce i più poveri.
La conseguenza più grave è l’aumento dei bambini orfani. Nel 2010 si stima che il numero dei bambini abbandonati arrivi fino 18 milioni.
La massiccia presenza del virus HIV causa anche una diminuzione del PIL dei paesi più colpiti.
Piccole attività economiche si fermano improvvisamente per le altrettanto improvvise morti.
Si potrebbe prevenire e curare l’AIDS, ma gli aiuti economici, anche se indispensabili, non sono sufficienti. Intorno a coloro che hanno contratto il virus c’è terra bruciata, vengono ripudiati e allontanati dalla propria comunità. Chi è in fila per ricevere le cure antiretrovirali si vergogna. Paura ed ignoranza accompagnano la malattia.
In Kenya nel 2005 è stato stimato che  il 6,7% della popolazione era affetto dal virus HIV. Già nel 1999 il governo definì l’AIDS un disastro per la nazione ed un’emergenza sanitaria. Nelle aree urbane il 10% delle donne incinta ha l’HIV. Le donne tra i 15 e i 24 anni di età hanno il doppio delle possibilità di contrarre il virus rispetto ad un uomo della stessa età.

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Mercoledì al Laboratorio Insurgencia si è tenuta una prima riunione di antifascisti e antirazzisti napoletani in costruzione di una mobilitazione metropolitana e magari regionale contro il razzismo, il neofascismo e l’omofobia.

L’ipotesi in questione è una manifestazione nella seconda metà di novembre che oltre ad un corteo preveda anche un momento serale in piazza e sia preceduta da giornate di informazione e sensibilizzazione che attraversino le scuole, le piazze, gli spazi aggregativi e lavorativi.

Questa proposta è stata stimolata dal rinato attivismo dei gruppuscoli neofascisti in città, dall’esigenza di porre un freno all’espansione di chi predica razzismo e discriminazione, da chi ripetutamente e in più parti d’Italia ha dimostrato la sua propensione ad aggredire attivisti del movimento, immigrati, associazioni per i diritti degli omosessuali e dei transessuali, spazi sociali e centri autogestiti.
Squadristi che spesso (come a Roma) sono finanziati da segmenti molto più inseriti nell’establishment politico e che ora potrebbero ritrovare appoggi interessati anche a Napoli in virtù dei rivogimenti e delle trasformazioni nella destra cittadina. Alle prime mobilitazioni antifasciste è evidentemente necessario, perciò, far seguire un livello di coinvolgimento e di sensibilizazzione di massa sul problema.

Ecco perchè invitiamo tutti/e a partecipare al prossimo incontro di costruzione che si terrà mercoledì 24 ottobre alle ore 16.30 a Palazzo del Mediterraneo (Università Orientale- via Marina) nell’ottica di un’assemblea itinerante che dovrebbe attraversare più ambiti di movimento e luoghi pubblici a seconda delle proposte che arriveranno.

Lab.Occ. Insurgencia - Lab. Ska - Centro sociale Officina 99 - Area antagonista napoletana - GayAP-Orientale Agitata / Uniriot - C.AN.NA collettivo antiproibizionista napoletano - Collettivo No Border - Red Link - Federazione regionale Rdb/Cub - Associazione Senza Frontiere-Comitato Immigrati di Napoli - Movimento Precari Banchi Nuovi

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Dopo il congresso dell’Arcigay che ha sancito la distanza dai partiti istituzionali e dopo il pride oceanico di Roma ecco che  i politicanti gay si alzano dalle poltrone e, come nel gioco della sedia, appena finisce la musica cercheranno di sedersi nel posto migliore, ma qualcuno resterà fuori! Da una parte i gay del PD (pochini), dall’altra i gay radical-scic (pochini pure loro), chi invece si è aggrappato ai fuoriusciti DS nel nuovo soggetto politico incolore della Sinistra Democratica (inquantificabili), chi invece si ritrova in Rifondazione Comunista pronto a dire “te l’avevo detto io” con i pugni alzati ma vuoti (Dico, Cus, Nulla) e poi la stramaggioranza dei gay completamente disillusi ed annoiati di questo teatrino. Il V-day ci ha insegnato quanto l’antipolitica possa essere politica e quanto la sedicente politica possa essere la vera antipolitica. Chi ha votato Prodi ora è corresponsabile delle azioni di Mastella e della bocciatura dei Dico e di tutte le promesse del programma del centrosinistra non mantenute. Come in un tragico passaggio spazio-temporale ora i politicanti danzano tra la politica e l’antipolitica  mentre il Titanic-Italia affonda. Cosa fare? Prima che il popolo del V-day mandi a fan…anche se stesso, il motto del saggio di aspettare sul fiume il corpo del nemico è quanto mai attuale anche se c’è il pericolo che si crei una diga umana…

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Evidentemente il governo ha preso molto in considerazione le parole del Papa Benedetto XVI alla cerimonia per la consegna delle credenziali in Vaticano del nuovo ambasciatore del Lesotho, Makase Nyaphisi: “E’ di vitale importanza comunicare il messaggio che la fedeltà nel matrimonio e l’astinenza al di fuori di esso sono la via migliore per evitare l’infezione e per fermare la diffusione dell’Aids”. Quindi il consiglio per tutti è: DO IT YOURSELF!

intanto (da www.wfp.org)

Roma, 13 Giugno 2007 – Il Lesotho ha bisogno urgente di assistenza internazionale per evitare una grave crisi alimentare causata dall’alto prezzo dei cereali dopo che il principale raccolto cerealicolo è stato distrutto da una delle peggiori siccità degli ultimi trenta anni. Lo afferma un rapporto reso pubblico oggi dall’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e dal Programma Alimentare Mondiale (PAM) delle Nazioni Unite.

Circa 400.000 persone nel Lesotho, pari a un quinto della popolazione, avranno poco cibo a disposizione e necessiteranno di assistenza nel momento culminante della crisi, nei primi tre mesi del 2008.

Il rapporto sottolinea come la pandemia di HIV/AIDS, con un tasso di infezione che si stima abbia raggiunto il 31 per cento, stia sempre più mettendo a rischio le risorse economiche del Lesotho, provocando una visibile mancanza di forza lavoro nelle zone rurali.

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